LA CRISI E IL PUBBLICO

Le crisi si sa sempre quando sono iniziate ma non si può sapere quanto dureranno fin che non sono ufficialmente terminate.

Contro il Voghera tutti speravamo di poter voltare pagina. E invece, complice una giornata complicata, ci vediamo costretti a rinviare l’appuntamento con la vittoria, pur tenendoci un punto che in un campionato così equilibrato è comunque sempre una buona cosa.

E quindi continuiamo a lavorare in regime di “crisi”.

Perché quando si gioca a calcio l’obiettivo è sempre quello di fare un gol più degli altri e vincere le partite. La vittoria è pane, sale, ossigeno. Quando non vinci da un po’ ti senti soffocare.

Il pubblico che segue la Caronnese lo dovrebbe capire.

I ragazzi vanno incitati, specie in questi momenti.

Lo stadio non è un teatro, dove uno va, si siede, osserva, applaude o rumoreggia.

Lo stadio è la casa della propria squadra.

Allo stadio si tifa, si sostengono i propri ragazzi, ci si fa sentire con l’avversario e volendo con il direttore di gara.

La squadra in questo momento ha bisogno anche di questo. Perché è formata da ragazzi seri che lavorano con grande passione, che hanno a cuore le sorti della Caronnese almeno quanto, se non più, di chi la vede giocare da bordocampo. A volte sbagliano, a volte non riescono a ottenere quello che vorrebbero, ma ci mettono l’anima. Sempre. Anche quando non sembra. E quindi?

Quindi vanno sostenuti con più calore, perché in un campionato così equilibrato tutto conta e una squadra non può “temere” di giocare in casa…

Se è crisi, i motivi sono diversi e di sicuro anche da dentro il “giocattolo” sappiamo di aver sbagliato qualcosa.

Ma dalla crisi si deve e si vuole uscire.

E per farlo serve il contributo di tutti.

Marco Gaburro

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